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Nel Dinamismo Di Una Fedeltà Creativa
Linee
guida Proposte dai Capitoli Generali Precedenti
Messico
92; Assisi 95; Ariccia 98.
Introduzione
Un capitolo generale ci permette di pensare la realtà istituzionale in chiave
di reciprocità e governo. E’questo l’esercizio della responsabilità
istituzionale e fraterna che in modo particolare caratterizza la vita
consacrata e maggior ragione quella nostra di francescani conventuali. Nel
capitolo sperimentiamo la docilità attiva allo Spirito che parla nei e per
mezzo dei confratelli per costruire una missione che appartiene a tutti. Le
riflessioni e gli interscambi dei diversi punti di vista ci invitano a
lavorare in relazione con le diversità di esperienze che si stanno consumando
nell’ordine e ci pongono in dialogo con le sfide e con le proposte che ci
vengono dalle realtà dove siamo inseriti. E’ tempo di aprirci alla massima
espressione del dialogo e della corresponsabilità istituzionale e
carismatica.
E’ evidente che ognuna delle regioni e giurisdizioni che formano
l’ordine apporta la sua propria caratteristica e il suo stile peculiare. Per
tale motivo, in questo clima di dialogo e comunicazione, le diversità delle
parti della nostra istituzione si aprono all’incontro degli altri,
decentrandosi dai propri regionalismi per mettersi al servizio della realtà
maggiore dell’ordine cercando risposte che siano capaci di dialogare con le
diversità culturali che rappresentiamo. Questa pratica di reciprocità ed
interdipendenza è un invito permanente a trascendere i particolarismi per
rispondere in modo certo alla inculturazione del carisma in una ecclesiologia
di comunione aperta all’azione dello Spirito. La presenza dell’ordine così
si costituisce come risposta unica e allo stesso tempo diversa per ogni realtà,
unita in un rapporto reciproco. Ogni capitolo generale esprime la vocazione di
unità e di comunione che anima e promuove l’incarnazione del carisma o
‘rifondazione culturale del carisma’ come un avvenimento dello Spirito al
servizio del Regno.
Per conoscere il dinamismo del carisma nell’istituzione partiamo dai
documenti creati dai precedenti capitoli generali: “Presenza
e testimonianza francescana conventuale verso il due mila", “Giustizia,
Pace e salvaguardia del creato”e “Lo studio del carisma francescano nelle
diverse tappe della formazione” Messico 92[1];
“Documentum capitulare programmaticum
at futurum sexenium”Assisi 95[2]
e “La formazione nell’ordine, linee
per un impegno rinnovato”Ariccia, Roma 98[3].Questi documenti ci permettono di incontrarci con
le priorità della missione francescana conventuale; le linee fondamentali che
ci orientano in questi ultimi anni; l’esigente
preoccupazione di un impegno rinnovato nel campo della formazione. In
modo particolare dobbiamo tenere conto e introdurre nell’analisi e memoria
di quest’ultimo decennio l’esortazione apostolica “Vita
consecrata” di Giovanni Paolo II, Marzo 96, che ci offre come magistero
le caratteristiche e le certezze dell’identità ecclesiale della vita
consacrata.
E’ opportuno dunque in questo giorno di riflessione a guardare la
nostra realtà e l’orizzonte futuro del terzo millennio recentemente
iniziato con una adesione fraterna e critica ai documenti che abbiamo prodotto
recentemente sotto l’orientamento dell’Esortazione apostolica affinché
“approfondiamo il grande dono della vita consacrata” (n.13) e
compiamo con “fedeltà dinamica” (n.37)
la nostra missione nella chiesa. Con spirito costruttivo desideriamo
partecipare in questo impegno
attraverso questo itinerario.
In questa presentazione
faremo riferimento al carisma francescano conventuale nella sua più recente
identità, configurazione o attualizzazione, a partire da questi documenti,
esponendo i fatti storici salienti e il modo secondo il quale gli elementi o
componenti del carisma sono proposti. Primariamente ci introdurremo nel
dibattito sul carisma, sulla fedeltà creativa e sulla rifondazione, temi
della teologia della vita religiosa che preoccupano la grande maggioranze
delle congregazioni e degli istituti di vita consacrata.
1. Il dinamismo del Carisma.
Il carisma è un ‘dono gratuito
di Dio’, ‘una parola che Dio vuole dare al mondo’, questi doni di
Dio si incontrano, si illuminano, si interpretano e si riconoscono
reciprocamente nella relazione sociale ed ecclesiale. Il dono specifico della
vita consacrata si apre alla missione nella chiesa e si fa presente nella
storia.
Orbene, il carisma è una realtà dinamica, in movimento, aperta alle
nuove manifestazioni, sempre unito con l’ispirazione fondante.
L’Esortazione apostolica ‘Vita
Consecrata’ parla di ‘fedeltà
creativa’ quando dice: “Gli
istituti sono dunque invitati a riproporre con coraggio la intraprendenza,
l’inventiva e la santità dei fondatori e delle fondatrici come risposta ai
segni dei tempi emergenti nel mondo di oggi”( 37). Il problema
dell’attualizzazione del carisma o come si dice oggi, la ‘rifondazione’
di un istituto, si ripresenta per noi
come la riappropriazione della intenzionalità delle origini e dei valori
profondi inerenti allo spirito o anima dello stesso carisma.
Lungo la storia non è mancata la creatività e si sono prodotti molte
riforme, rinnovazioni o rifondazioni come conseguenze delle diverse
interpretazioni e risposte ai segni dei tempi e anche a causa delle forme
decadenti del modello di vita religiosa. Soltanto con delle nuove soluzioni
che rinascono alla luce della Parola di Dio sarà possibile discernere nei
segni dei tempi, l’orientamento verso il quale il nostro Ordine si indirizzi
sotto l’azione dello Spirito, superando la tentazione di rifugiarsi nel
passato o nelle strutture, che a suo tempo furono espressioni valide del
carisma e della missione francescana.
La parola ‘rifondare’ è
stata usata reiteratamente in modo quasi ufficiale per l’unione dei
superiori generali nei suoi apporti al sinodo sulla vita consacrata celebrato
nel 1994.[5]
Questa parola vuole essere un intento per rispondere ai problemi di fondo e
alla crisi che investe la vita consacrata giacché non si tratta solo di
aggiustare le diverse giurisdizioni o forme esterne, ma piuttosto quello
che insidia l’identità e ancor di più la visibilità della sua missione
specifica ed evangelizzatrice nella missione della Chiesa. Ci sono tante
resistenze e paure di parlare di rifondare la vita consacrata, tuttavia
nell’ambito di un capitolo generale questi timori non possono indurci a una
fuga nel proposito di considerare il tema dell’identità della vita
consacrata, e specificamente della vita consacrata francescana conventuale. Non
si tratta di fondare di nuovo o reinventare ciò che già
esiste, ma di ricuperare l’intenzionalità originale, la spiritualità del
carisma e risignificare la sua missione nel mondo d’oggi. Si tratta di
rivivere il proprio carisma fondazionale con un rinnovato entusiasmo.[6]
Secondo quanto abbiamo detto ‘rifondare’
significa cambiare o iniziare a correggere il modello vigente. Questo movimento
non promuove la rottura, ma al contrario si inserisce in una continuità
istituzionale e nel processo della sua memoria. Importante è non tornare
indietro, sebbene riaffermiamo i
fondamenti, che sono stati l’origine
e gli elementi di sviluppo nel cammino istituzionale dell’ordine nella sua
configurazione storica francescana conventuale. In molte situazioni si dovranno
riaffermare i fondamenti già esistenti per portare a pieno compimento la
rinnovazione iniziata.
Sebbene il carisma rimane certamente nel tempo ‘dono
dello Spirito’, non è meno certo che anche deve rispondere alle nuove
realtà e necessità della Chiesa e della storia. E’ flessibile, deve saper
dialogare con le nuove realtà e con le nuove culture perché quello che cambia non è il carisma originario, ma le
proiezioni socio-culturali e socio-religiosi nei quali il carisma si incarna. Tutti
i cambiamenti che si possono attuare devono mostrare una maggiore significatività
di quello che è e di quello che rappresenta la vita consacrata.
Il compito non sarà quello di ripetere, ma quello di tradurre in pratica, a
partire dalla propria cultura, l’originalità del carisma in continuità
storica con la memoria francescana conventuale, contestualizzando il nostro
carisma nel nuovo orizzonte e accogliendone le sfide. Ripensarsi con la
missione propria a partire dalle
radici, avere il coraggio di discernere cos’è ciò che va conservato della
propria storia, cosa quello che è
da purificare e quello che è da potenziare. [7]
Una rapida osservazione approfondendo la nostra riflessione. Dovremmo
superare il ‘mito delle origini’
che se rimane come parametro di valutazione del nostro agire non può
allontanarci dalla storia concreta dei primi passi dei nostri confratelli, dalla
prima istituzionalizzazione, dalla sua crescita e dal suo sviluppo. Questi primi
passi costituirono gli sforzi per configurare e inculturare il carisma
dell’Ordine nella società. A partire dal convento nacquero nuove proposte di
evangelizzazione, un auto-comprensione del carisma, un francescanesimo che si
rinnovava e che si concepiva come
luogo dove si viveva la minorità in fraternità. Infine una spiritualità
ascetica e contemplativa che si esprimeva nella predicazione e in una presenza
socio-culturale, dove nell’insieme dei rapporti di relazione sociale-politica,
ecclesiale-popolare diventavano l’ambiente privilegiato della presenza
mendicante.[8]
La
proposta è quella di non cadere ancora una volta nella logica
fedeltà/tradimento, ma in quella che scopre la fecondità nella pratica
di una fedeltà creativa nello sviluppo successivo e istituzionale del carisma.
Il nostro compito sarà quello di essere aperti alla novità dello
Spirito evitando di chiuderci in noi stessi per conservare l’identità,
captando l’impulso dello stile di vita che è stato impresso nei primi
confratelli, continuando il cammino di istituzionalizzazione lungo la storia per
la fraternità minoritica conventuale. Questo spirito proseguirà modellando la
vita e missione conforme alle coordinate di tempo e spazio della Chiesa e del
mondo.[9] In tal senso possiamo dire che è sempre nuovo e
non invecchia mai per la comprensione umana,
bensì si realizza una sintesi continua dei suoi contenuti vissuti in un
atteggiamento di sensibilità ecclesiale e apertura all’interpellazione
culturale contemporanea.
2.-Orientamenti
recenti dei documenti dell’Ordine
La questione da approfondire è: quali
sono stati i contenuti e gli orientamenti dei documenti elaborati nei precedenti
capitoli? E quali dovrebbero essere le
varianti di cui tenere conto, che in questo momento storico dovremmo potenziare
per una ricerca di una fedeltà creativa al carisma, che permetta allo stesso
spirito di farsi realtà viva nella sua missione? Ricordiamo in primo luogo
gli orientamenti nei nostri documenti.
2.1.-
Documenti del Messico.
Proposte
di un cammino di impegno e speranza
2.1.1.- Nel suo primo documento “Presenza
e testimonianza francescana conventuale verso il 2000". Si definisce
nell’introduzione l’intenzionalità e l’obiettivo dei confratelli
capitolari: “L’impulso del carisma
dell’Ordine - obiettivo di questo capitolo generale straordinario -
costituisce la risposta doverosa alle sollecitudini che arrivano dalla
Chiesa....dalla società contemporanea..... dai desideri espressi da un buon
numero di religiosi. Pertanto siamo convinti che
l’Ordine è chiamato dallo Spirito a cercare sempre di più
l’originalità e fecondità spirituale del carisma di Francesco d’Assisi, a
determinare modelli di vita e nuove mediazioni istituzionali per
incarnare, in modo più adeguato e significativo, il carisma francescano nella
chiesa e nel mondo d’oggi”.[10]
Orientato per la riflessione e il discernimento, in vista della nuova
evangelizzazione, il documento accentua con chiarezza la necessità di
rincontrare e proporre nuovamente lo spirito del Serafico Padre, per continuare
con una presenza che serva alla Chiesa e al mondo con la sua spiritualità
specifica, incarnata nelle opere secondo i tempi e le culture,
per questo afferma: “per
tanto, più importante che
il fare, è lo spirito con il quale si realizzano le opere concrete”.[11]
In questo riconoscimento del carisma originale si menzionano
posteriormente le caratteristiche con le quali esso si esprime nella nostra
famiglia francescana conventuale: la fraternità evangelico-francescana, la minorità e la conventualità.
Assumendo queste tre caratteristiche come lo stile specifico della nostra vita e
missione, cosciente d’essere, come Francesco uomini cattolici e totalmente
apostolici. Per poter incarnare positivamente e in modo profetico il proprio
carisma l’Ordine si sente chiamato a cercare mediazioni adeguate e per tal
motivo sollecita una “disponibilità
alla rinnovamento e, dove occorre, il coraggio
di abbandonare posizioni acquisite per assumerne di nuove”. [12]
2.1.2.- Il secondo documento: “Giustizia,
pace, salvaguardia del creato” è la risposta dei capitolari, i quali sono
stati animati e stimolati dall’esempio di Francesco “conosciuto e venerato nel mondo come simbolo di pace, di
riconciliazione e di fraternità” (Messaggio del Papa 27.10.1996) che
sentendosi interpellati dalle situazioni di ingiustizia e dolore, e dai rischi
di una vera pace e dall’aggressione alla creazione, hanno voluto esprimere la
loro attenzione con questo documento. La visione della realtà è il primo passo
per rivelare la gravità della situazione del mondo attuale nella quale è
considerato il modello di sviluppo, la recente globalizzazione nei mezzi di
comunicazione, la disuguaglianza nord-sud, la crescente povertà e il
deterioramento ambientale, la carriera armamentista, le discriminazioni di razza
cultura e religione, tutto questo denuncia un disordine mondiale.
Si riconosce nel documento la presenza e attuazione dell’Ordine in
questo ambito con i suoi vari livelli, si sollecita che si mantenga questo
dinamismo e che si incrementino gli sforzi a favore di questa causa e per tal
motivo offrire alcune indicazioni nella sensibilizzazione ed educazione, nelle
iniziative concrete, e con l’intervento nei luoghi dove spesso stanno le
radici dell’ingiustizie e dei conflitti sentendoci “chiamati
ad attuare, per quanto possibile, una presenza profetica in agenzie di pensiero,
in sede politiche, in movimenti popolari, in istituzioni giuridiche, e nelle
sedi in cui si decide in qualche modo, il cammino dei popoli. Lì noi dobbiamo
essere coscienza critica e divenire voce di chi non ha voce, per difendere così
i più deboli, emarginati, indifesi, e per rivendicare i loro diritti alla vita,
al lavoro, alla casa....anche noi ci poniamo di fronte al mondo lacerato dalle
ingiustizie, dagli odi e dalle devastazioni del pianeta soltanto con la
“povertà” della nostra testimonianza francescana”.[13]
2.1.3.- Nel terzo ed ultimo documento il capitolo generale tratta il tema
“Lo studio del carisma francescano nelle
varie tappe della formazione” andando incontro alle tante sollecitazioni e
richieste dei formatori dell’Ordine con l’obiettivo di conoscere il carisma
per incarnarlo a partire dalle fonti:
“Il ritorno creativo, non statico, alle nostre origini o fonti, alla primitiva ispirazione, la conoscenza
scientifica, viva dinamica, esistenziale delle nostre radici, del nostro
patrimonio culturale, del pensiero francescano che conferì coerenza e coesione
alla scuola francescana è oggi quanto mai indispensabile per continuar ad
essere fedeli al nostro carisma e, di conseguenza, per avviare un serio e sano
rinnovamento e rilancio dell’Ordine”.[14]
Questo studio delle fonti sarà una risorsa inesauribile per la creatività
del carisma e l’impulso personale di crescita comunitaria apportando “la freschezza ispiratrice, la forza trasformatrice, il dinamismo
interiore, il messaggio profetico e la loro attualità”.[15] E’ così a partire dai primi passi della
formazione si presenta la situazione concreta di ogni tappa con il suo obiettivo
e finalità, i suoi contenuti e temi possibili, lasciando alla creatività
didattico-formativa dei formatori, la metodologia e i mezzi che lo rendono
possibile, sollecitando che si rispettino essenzialmente gli orientamenti
generali che si offrono nel documento, mantenendo in tutti i luoghi l’unità e
la gradualità nella comunicazione del carisma, ricordando l’importanza di una
buona formazione dottrinale e carismatica dei formatori.
2.2.- Documento di Assisi
Priorità
comuni per garantire la meta della significatività
Due testi approvati, il primo di essi “Documentum
capitulare programmaticum ad futurum sexenium” e il secondo “Nuncius
pro pace et vita fovendis”
2.2.1.-La riflessione capitolare si presenta come l’espressione della
valorizzazione e reinterpretazione nella fede dell’essere religioso
francescano, nel contesto ecclesiale, storico e culturale nel quale stiamo
vivendo. Nella sua prima parte “Il nostro Ordine oggi” il documento presenta
la sua disponibilità a dialogare con i valori e i problemi, inquietudini e
speranze provenienti dalla realtà. Costatando che le linee di tendenze della
società attuale contengono non poche contraddizioni giacché davanti al
secolarismo si presenta l’accentuato desiderio religioso, davanti al valore
primario della persona umana la frequente disvalorizzazione per la mancanza di
rispetto ad esso, davanti all’aspirazione alla pace i conflitti armati. Di
fronte a questa realtà la si
riconosce a la si assume dicendo che: “Questo
mondo è il luogo in cui siamo chiamati da Dio a confessare, annunciare,
celebrare il suo Regno, è il ‘nostro convento’, la ‘nostra terra’, la
‘nostra chiesa’”.[16]
La realtà è
percepita per i capitolari nelle sue luci ed ombre,
individuando principalmente tra le luci:
- il desiderio crescente di
un’autentica significatività minore e fraterna,
- il cammino di
autocomprensione e memoria storica caratterizzando i valori dell’identità
come frati minori conventuali,
- l’aumento del numero di
frati grazie alla crescita vocazionale,
- lo sforzo dell’impegno
missionario specialmente nei Paesi dell’America Latina e dell’Europa
dell’est che ha rinforzato una nuova coscienza sociale espressa in testimoni
di maggiore significatività francescana nell’efficacia della solidarietà,
- la presenza d’Assisi con
i suoi servizi specifici che ci permettono di assumere con responsabilità lo
“spirito di Assisi” come parte della nostra missione.
Le ombre
che mettono in difficoltà il nostro cammino:
- La secolarizzazione e la
scristianizzazione che investono diversi Paesi del primo mondo,
- il consumismo materialista
con delle ripercussioni nei nostri conventi,
-
alcune delle nostre presenze nel Primo Mondo registrano una certa stanchezza per
la mancanza di vocazioni e l’età avanzata dei fratelli,
-
nelle nuove generazioni si costata un’insicurezza vocazionale nell’assumere
impegni stabili e si incontrano resistenze per una seria formazione permanente,
-
per ultimo la vita fraterna è minacciata dall’individualismo.
Davanti a queste realtà si riaffermano gli orientamenti del Capitolo del
Messico 92 e si accentua l’indirizzo verso l’originalità e fecondità
spirituale del carisma di Francesco d’Assisi per individuare modalità di vita
e nuove mediazioni istituzionali per incarnare questo carisma. Un’identità
francescana conventuale che possa esprimersi ogni giorno sempre di più in una
presenza significativa ed efficace nella Chiesa e nel mondo attraverso la
fraternità, minorità e conventualità.
L’Opzione del Capitolo Generale si esprime nella seguente priorità: la formazione in vista di una testimonianza e missione significativa ed
efficace nelle diverse culture e per mezzo delle seguenti decisioni:
- celebrare un Capitolo
Generale straordinario con il tema: formazione integrale del frate minore
conventuale, per una missione inculturata;
- lo sviluppo e
l’approfondimento del documento, “lo
studio del carisma francescano” di Messico 92,
-
una migliore definizione del ruolo degli assistenti generali al servizio
della compartecipazione e dinamicità nel governo centrale dell’Ordine e
-
la precisione di criteri e linee guida per l’intervento del governo
centrale dell’Ordine nelle Provincie con difficoltà numeriche e strutturali.
2.2.2.- “Nuncius pro pace et vita
fovendis”. Il Capitolo Generale manifesta il suo desiderio di cooperare
nella realizzazione di una cultura della pace e della vita uniti a tutti gli
sforzi che si praticano a tal fine. L’ispirazione nasce nella vita di
Francesco e il suo particolare desiderio per la pace. Riconoscendo come
francescani che non sempre siamo stati coerenti a questa eredità per la quale
si chiede perdono, soprattutto ai poveri.
2.3.-Documento
d’Ariccia (Roma)
L’importanza
del rinnovamento dell’Ordine a partire dalla formazione.
Il Capitolo Generale afferma con la sua autorità che “un intenso, chiaro e comune impegno nel campo formativo costituisce
il requisito primo e indispensabile per quel rinnovamento della nostra vita
consacrata francescana che ci viene chiesto in questi anni con insistenza dalla
Chiesa, dagli ultimi Capitoli Generali (Messico 92 e Ariccia 95) e dalle stesse
sfide del mondo
attuale”.
[17]
Il Capitolo vuole animare e prendere coscienza della necessità di una
formazione iniziale e permanente ben programmata e realizzata, assumendola come
una priorità reale mettendo in pratica con maggiore determinazione e fedeltà
le norme, direttrici e orientamenti di cui disponiamo. Nel documento si trovano
delle indicazioni normative ed esortative, emanata dal Capitolo come organo
legislativo e di animazione dell’Ordine. Una serie di mozioni operative,
propone con precisione i diversi enunziati, offrendo indicazioni pratiche per
quelli che hanno servizi di responsabilità nell’Ordine.
Il documento nella sua struttura ci propone una stabilità formativa
minima nella quale si accentua la scoperta vitale del nostro carisma francescano
conventuale nelle diverse tappe. La presenza di nuove generazioni apporta nuove
soluzioni e anche nuovi problemi. La formazione per la vita consacrata
francescana ha il dovere di assumere un nuovo compito: rispondere
alle sfide del terzo millennio interiorizzando i valori della consacrazione, in
tal modo che l’unità tra la vita consacrata e la missione, tra l’interiorità
e l’attività esterna dei frati, sia un fatto concreto di pienezza di vita.
Una formazione che avvolge in profondità la persona stessa e trasforma tutta la
sua personalità durante il processo di assimilazione del carisma, e la esprime
in una missione che attualizza le caratteristiche peculiari di questa
ispirazione carismatica, in una spiritualità della missione con lo stile
proprio del carisma francescano conventuale. In tal modo che la fraternità, la
minorità e la conventualità si manifestano nel nostro stile missionario.
Nonostante tutto quello che è stato detto nel documento, secondo il mio
parere rimane aperta una questione non sufficientemente evidenziata che è la
seguente: che relazione c’è tra vita religiosa, società e cultura? O meglio
ancora: quali caratteristiche dovrebbe avere un programma formativo elaborato in
chiave di inculturazione? In nessuna parte del documento si parla specificamente
della missione inculturata come si era richiesto nel documento di Assisi.
Senza dubbio che il problema vocazionale e formativo è molto complesso e
non dipende soltanto dall’efficacia della pastorale giovanile e vocazionale,
dagli incontri e progetti educativi da valutare, dai giovani da formare o dai
documenti ufficiali. I cambiamenti culturali e le sfide strutturali che stiamo
vivendo all’inizio di questo millennio, il ritmo accelerato delle
trasformazioni e la diversità dei quadri di comprensione della vita e della
storia, ci inducono a educare oggi pensando alla vita consacrata di domani, la
formazione è chiamata a inculturare il carisma nei frati abbiano la capacità
di essere creativamente fedeli. Sarebbero necessarie iniziative che promuovano
l’interscambio culturale, che azionino istanze di circolarità di pensiero per
raggiungere un arricchimento reciproco, una formazione in spirito di
internazionalità, formare per vivere in un Ordine con diversità di presenza e
presente in diverse culture. La caratteristica culturale attuale esige una
abilitazione intellettuale e umana, per offrire risposte decisive e eloquenti
come espressione della forza feconda dello Spirito e l’attualizzazione
significativa della santità nella specificità del carisma.
In che modo stiamo favorendo nella
formazione iniziale e permanente una mentalità aperta inculturata e con capacità
di dialogo interculturale? Possiamo domandarci seriamente se la carenza di
vocazioni in qualche giurisdizione non sia un segno di infecondità strutturale
per invecchiamento di alcune forme di vita consacrata o per una presenza carente
di entusiasmo vissuto al margine della spiritualità francescana, tante volte
diluita in un attivismo ministeriale. In non poche comunità l’opzione dei
valori evangelici non offre un’alternativa feconda e uno stile profetico ai
modelli di vita presentati dalla società. Per ultimo una domanda sincera ed
onesta: Quali giovani possono fare
l’opzione per noi se sono condizionati dalla pesantezza di alcune
strutture a continuare un certo modello di vita e /o servizi che hanno
perduto significatività evangelica e non offrono una novità di vita?
3.- Tempo di sintesi e costruzioni di alternative
Dopo aver sottolineato alcune linee guida nei documenti precedenti noi
francescani conventuali sentiamo il dovere di assumere nuovi compiti:
- ricuperare le linee guida
elaborate negli ultimi Capitoli Generali,
- approfondire le relazioni
presentate in questo Capitolo che esprimono il vissuto di questo sessennio,
- rispondere alle sfide
culturali del terzo millennio e della società consumista che ha globalizzato un
sistema economico unico e
-
pensare come istituzione nella corresponsabilità partecipativa.
Propriamente nell’ambito
ecclesiale dovremmo ripensare la nostra identità di vita consacrata con una
nuova sensibilità e i servizi e le presenze a partire dalla nostra ispirazione
carismatica. Questo è il tema dell’inculturazione carismatica e della
rifondazione. Sicuramente sarà conveniente cercare nuove vie di consolidamento
di alcune politiche già assunte di ristrutturazione istituzionale e anche
rinascere nella nostra opzione profetica come consacrati, uscendo
dall’emarginazione culturale e tante volte distante dagli ambienti e dai
conflitti politici e sociali per diventare una presenza significativa di cui ha
già parlato il Capitolo generale di Messico 92.
I problemi
principali della vita religiosa francescana non sono teorici. Sono
problemi pratici di impegno e azione. Sarà necessario passare dal detto al
fatto, se non vogliamo che il nostro discorso si converta in un pretesto per
differire i cambiamenti al servizio di un rinascere del carisma. Cosa
siamo disposti a fare per raggiungere questo obiettivo?
Siamo figli di un progetto
comune, eredi di un carisma con molti anni di
3.1.1.- Affinità
tra vita consacrata e cultura
Un compito immenso: le culture
terra di missione. I valori
specifici della vita consacrata francescana vissuti in “obbedienza, senza
niente di proprio e in castità”, si devono incarnare in situazioni culturali
diverse giacché non esiste una cultura specifica che abbia un’adeguazione
perfetta ed esclusiva con i valori propri della nostra opzione di vita. La vita
francescana, come la Chiesa stessa della quale facciamo parte, trascende la
cultura per farsi presente in essa, incontrando in ogni cultura una particolare
affinità. L’inculturazione del carisma con i suoi valori evangelici deve
penetrare nell’interiorità stessa delle culture per fecondare i valori e
operare i cambiamenti delle strutture culturali, sociali e politiche nelle quali
si vive.
Il cammino dell’inculturazione è sempre in rapporto con il gruppo
sociale nel quale si esprime il carisma francescano. E’ un processo di
accostamento al mondo culturale dell’altro, che include sia il messaggio che
il messaggero. In questa relazione il messaggero non cerca un’identificazione
con l’altro, innanzi tutto si fa uditore del fratello per percepire il suo
raziocinio e logica culturale nella costruzione e percezione del senso della
vita. Queste due forme di inculturazione del messaggio e del messaggero sono due
processi permanenti e profondi. E’ il rifiorire di una vita francescana
autoctona. Non si tratta di avere religiosi asiatici o africani se culturalmente
sono alienati da una formazione estranea alla propria cultura. E’ necessario
passare da una vita consacrata pensata e vissuta a partire da categorie
culturali altrui alle categorie culturali aborigene.
Inculturazione e incarnazione.
Nel tema dell’inculturazione è implicato un nuovo sapere antropologico
articolato con il mistero dell’incarnazione. Si raggiunge il cuore stesso
della Chiesa e il carisma francescano. Questo processo si è prodotto quando la
vita consacrata si incarnò nella cultura occidentale giacché questa è
anteriore alla cultura occidentale europea. Il punto di partenza non è una
matrice culturale, ma il vangelo, poiché l’azione evangelizzatrice è lo
sviluppo di un’azione culturale nuova. Il carisma non manifesta nessuna
preferenza culturale perché desidera raggiungere tutte le culture. La sfida si
presenta tanto nella missione ad gentes
come nella missione pastorale delle nostre comunità urbane e soprattutto nella
religiosità popolare con la quale stiamo lavorando.
L’inculturazione: missione che
nasce nel carisma. L’inculturazione non è una sostituzione tattica per
invadere o occupare l’altro con il nostro discorso francescano, è un modo di
essere francescano che si relaziona con gli altri; le culture e tutta la
creazione a partire dalla minorità, è questo modo di essere e operare in
stretta relazione con il mistero centrale della fede (incarnazione/kenosi/salvezza).
Non è neanche una questione di efficacia o di animazione missionaria, è una
questione che ha una radice cristologica, con un’antropologia che garantisce
il diritto umano dei fratelli che accolgono il vangelo, è la visibilità di una
vita che si offre e si dona nella stessa logica dell’incarnazione del Verbo.
Essa è strettamente legata con la manifestazione della ‘causa
dell’altro’. Costituisce, inoltre, un momento essenziale nella tradizione
del nostro pensiero che ha bisogno di essere collocato nel centro del progetto
istituzionale dove deve prevalere l’altro come fratello, e inconseguenza il
servizio, la donazione e la consegna di se stesso. Questo programma di vita,
questo senso maturo della nostra libertà è ciò che caratterizza il pensiero
della scuola francescana.
Per le nostre recenti esperienze di missione i francescani conventuali
possiamo parlare di una ‘rinascita culturale del carisma’, quando queste
emergono come dono personale dei fratelli di altre culture e popoli. Stiamo in
un continuo processo di riappropriazione del carisma in nuove culture locali.
Quando il carisma rinasce in nuove culture è comprensibile che sorgano
difficoltà e certi disagi con l’insieme dell’Ordine. Il
riconoscimento della cultura dei fratelli e l’esclusione di un pensiero unico,
saranno capaci di creare nell’Ordine un clima di interscambio e fiducia
reciproca, e correggere mutuamente gli elementi o adesioni circostanziali che
oscurano la vitalità del carisma.
Per tale processo di crescita nelle culture del sud e nei Paesi
dell’est, si presenta il problema della ‘corresponsabilità
istituzionale’ orientata ad un’autentica comunione di beni e
disponibilità a nuovi servizi, inserita in nuove culture e aperta alle sfide
che ci investono come istituzione di vita consacrata. Mentre in alcune
giurisdizioni diminuisce il numero dei frati, in altri cresce e si sviluppano in
nuove realtà con nuove culture. Questa costatazione ci presenta la dialettica
tra: globalizzazione e localizzazione,
mondializzazione e inculturazione, sono i grandi temi che ci propongono le
analisi della distribuzione numerica di frati per conferenze.
Ci incontriamo con un compito prioritario:
crescere numericamente in un luogo non è sufficiente poiché è necessario
crescere con una nuova mentalità, con una visione partecipativa dei problemi
dell’Ordine. Per esempio: dall’Argentina con la sua cultura peculiare,
in una realtà attuale e con una memoria istituzionale penso all’istituzione
dell’Ordine dei frati minori conventuali in una visione
globale. Pertanto, non si tratta di riprodurre la propria identità
isolatamente, ma si tratta di mettersi in rapporto con la diversità a partire
dalla propria identità. Agire localmente a partire dal carisma e
dall’istituzione mondializzata. Agire localmente affrontando i problemi
istituzionali globali, aperti alla reciprocità culturale nello stesso carisma.
Una visione pluricentrica della vita dell’Ordine vissuta in un progetto
istituzionale comune. Nascono alcune domande da tutto ciò:
-
Pensando
agli interessi dell’Ordine e alle sue realtà che riconversione istituzionale
locale o per conferenze sarebbe necessario?
- Quali
caratteristiche dovrà assumere un processo formativo e quale modello di
francescano conventuale si offre negli attuali processi formativi?
- Come
creare una mentalità comune, un linguaggio o temi comuni all’interno
dell’Ordine senza ridurre l’importanza della localizzazione del carisma?
Una lettura delle statistiche sulla nostra presenza geografica e la
crescita e la diminuzione di alcune giurisdizioni sfida la nostra capacità di
risposta che possiamo formulare con le seguenti categorie o parole:
significatività del carisma, corresponsabilità partecipativa nell’Ordine e
missione profetica inculturata. In questo giorno di riflessione si può
approfondire sui modi di rendere più significativa ed incisiva la nostra
presenza nel mondo d’accordo alle diverse esigenze delle aree geografiche.
4.- Queste parole per finire
Viviamo tempi di grandi cambiamenti, sfide e speranze. Questo richiede da
noi lucidità e impegno a compiti inpostargabili. Rinascere con una spiritualità
insostituibile nella Chiesa, ricuperata con la nostra adesione al carisma e la
predicazione evangelizzatrice come famiglia minoritica conventuale. Dobbiamo
crescere nell’impegno della testimonianza profetica, per uscire da una certa
indifferenza che ci condiziona e che ci costringe ad una abitudinarietà per
assumere la sfida di una spiritualità che
permetta alla grazia di devolvere tutta
la sua fecondità per cambiare la
nostra vita. Se mancano le motivazioni di una spiritualità fondata nel carisma
i nostri impegni si disperderanno in un’impresa senza novità.
L’opzione
per la fedeltà alla sequela di Gesù Cristo povero, ci fa scoprire
il centro della nostra vita consacrata,
permette di scoprire le ombre formatesi nel cammino
Tocca a noi passare da una
storia gloriosa da ricordare e da raccontare, a una pratica di fedeltà da
costruire.
BIBLIOGRAFIA.
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Roma 1996.
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[1] CAPITULUM GENERALE EXTRAORDINARIUM, in Commentarium Ordinis Fratrum Minorum Conventualium, 89 (1992) pp.376-421.
[2] CAPITULUM GENERALE ORDINARIUM, in Commentarium Ordinis Fratrum Minorum Conventualium, 92(1995) pp. 221-231.
[3] CAPITULUM GENERALE EXTRAORDINARIUM, in Commentarium Ordinis Fratrum Minorum Conventualium, 95(1998) pp.474-521.
[4] Testo in italiano GIOVANNI PAOLO II, Esortazione Apostolica Post-sinodale, Vita Consecrata, L’Ossevatore Romano-Documenti.Roma 1996.
[5] Cf. UNION DE SUPERIORES GENERALES. Carisma en la Iglesia para el mundo. La vida consagrada hoy, Madrid 1994.
[6] Cf. ALVAREZ GOMEZ J., Vida Consagrada para el tercer milenio. De la renovación a la refundación. Publicaciones Claretianas 1999. pp. 213-262
[7] Cf. ROCCA G., Il carisma del fondatore, Ancora 1998. Il termine ‘carisma’ è molto usato. L’autore fa opera di precisazione terminologica e di chiarimento di contenuti. E’ un contributo per comprendere quanto la parala ‘carisma’ ha assunto un significato teologico tecnico. pp.35-85.
[8] Cf. Il documento presentato al Capitolo Generale Estraordinario di 1998. Il Carisma Francescano Conmventual, storia e attuazione odierna, Facoltà Teologica S. Bonaventura, Roma 1998. Curia Generale ofm conv.
[10] CAPITULUM GENERALE EXTRAORDINARIUM, 89 (1992) o.c., Presenza e Testimonianza francescana conventuale verso i Duemila, p.376.