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Carissimi fratelli,
Espletati gli adempimenti previsti dal Direttorio nella prima sessione capitolare, permettetemi di rivolgere a tutti voi un cordialissimo saluto e augurio di “pace e bene”, accompagnato da alcune semplici riflessioni.
Anzitutto per sottolineare l’importanza di questo evento, che ci vedrà qui riuniti per quasi un mese. Un Capitolo comporta certamente un’attività di carattere istituzionale che è indispensabile per la vita dell’Ordine: momenti di verifica, scelta di persone e di progetti, decisioni relative a realtà e problemi diversi della nostra Famiglia religiosa, ecc. E tuttavia esso è più di tutto questo.
Infatti non siamo qui solo come membri di una Istituzione che ha le proprie scadenze di governo, con il relativo compimento di alcuni obblighi di legge, né solo per prendere decisioni necessarie al buon funzionamento della nostra “organizzazione religiosa”. Siamo qui, prima di tutto, come fratelli accomunati dalla stessa fede in Cristo, che riconosciamo unico Signore della storia e delle nostre esistenze, accomunati dalla stessa chiamata alla sua sequela secondo lo stile di Francesco d’Assisi, dalla stessa missione di annunciare e testimoniare al mondo il suo amore e la sua salvezza. Se la percezione del nostro convenire qui non fosse illuminata da questo legame che ci unisce strettamente a Cristo e, in suo nome, tra di noi, dalla sua presenza in mezzo a noi, dalla comune vocazione alla vita consacrata secondo il carisma francescano, anche le decisioni capitolari più sagge potrebbero ridursi a pura attività organizzativa.
La ricerca di una più intensa e concreta fedeltà a Cristo e a Francesco è la ragione vera del nostro convenire.
Tutto questo ci aiuta anche a comprendere e a perseguire ciò che più conta, a sapere dove dobbiamo impegnare maggiormente le nostre energie. Potremmo dire che quel ricco patrimonio spirituale che è il carisma francescano conventuale – carisma che ha nutrito prima di noi tante generazioni di frati – è posto in questi giorni nelle nostre mani. Siamo chiamati a riconoscerne le potenzialità e a tradurlo in scelte di vita, in questo “oggi” della storia – all’inizio del terzo millennio cristiano – e nelle diverse aree geografiche, come pure nelle Chiese particolari, in cui siamo presenti.
Potremmo applicare a noi, con i dovuti adattamenti, quanto il Papa ha recentemente affermato nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte: «Questo radicarsi della Chiesa nel tempo e nello spazio riflette, in ultima analisi, il movimento stesso dell’Incarnazione. È ora dunque che ciascuna Chiesa, riflettendo su ciò che lo Spirito ha detto al Popolo di Dio in questo speciale anno di grazia, ed anzi nel più lungo arco di tempo che va dal Concilio Vaticano II al Grande Giubileo, compia una verifica del suo fervore e recuperi nuovo slancio per il suo impegno spirituale e pastorale» (n. 3). Applicate alla nostra realtà, queste parole potrebbero suonare così: anche il nostro Ordine, radicato nel tempo – con la sua ormai lunga vicenda – e diffuso nel mondo, deve riflettere su ciò che lo Spirito gli suggerisce in questo momento della storia, dopo le molteplici spinte al rinnovamento espresse nella e dalla Chiesa, dal Concilio Vaticano II fino al recente Grande Giubileo. Anche noi, guardando alla nostra Famiglia religiosa, siamo chiamati “a compiere una verifica del nostro fervore e a recuperare nuovo slancio per il nostro impegno spirituale e pastorale”.
Mi permetto perciò di invitare tutti a valorizzare al massimo questo “tempo opportuno”, questo momento di grazia per la nostra Famiglia francescana.
La preghiera quotidiana, e in particolare l’Eucarestia, in cui ci nutriamo della stessa Parola e dello stesso Pane di vita, costituiranno perciò la fonte indispensabile a cui attingere per dare al nostro lavoro un carattere di ascolto, servizio, discernimento, ricerca di una fedeltà sempre maggiore al Signore, con spirito autenticamente evangelico.
Sarà importante anche che il nostro lavoro si svolga in un clima di autentica fraternità, accogliendoci reciprocamente nella diversità: questa deve diventare occasione di maggior arricchimento e di reciproca conoscenza. Per questo abbiamo previsto, come potete vedere nella Ipotesi di calendario dei lavori capitolari, anche alcuni momenti di “comunicazione di esperienze”. Vorremmo in questo modo rendere il Capitolo anche un’occasione di conoscenza della vita concreta dell’Ordine, ascoltando direttamente da frati delle varie aree geografiche il “racconto” e la descrizione di alcune particolari esperienze, realizzazioni, problemi, ecc., dando vita ad un dialogo spontaneo ed informale. Chiedo fin d’ora ai confratelli che saranno invitati a parlare a rendersi disponibili a queste comunicazioni. La vita fraterna in comunità ci ricorda che «per diventare fratelli e sorelle è necessario conoscersi. Per conoscersi appare assai importante comunicare in forma più ampia e profonda» (n. 29). Vogliamo essere qui non come i membri di un parlamento, ma come una vera “fraternità capitolare”. Per questo auspico che anche i momenti ricreativi comuni, organizzati dalla “commissione per la fraternità”, manifestino il volto di una vera comunità, capace di fare festa.
Guardando ai contenuti del nostro Capitolo, a ciò che costituirà l’oggetto di verifiche, riflessione, decisioni, ecc., voglio rilevare – come ognuno di voi ha già potuto verificare prendendo visone dell’Instrumentum laboris – che un consistente numero di temi riguardano aspetti giuridici. Alcuni di tali aspetti possono avere una notevole incidenza sulla nostra vita: penso, per esempio, alle norme proposte per quanto concerne la soppressione delle Province e l’istituzione della Delegazione generale. Altri temi di carattere giuridico riguardano piuttosto la messa a punto o una certa precisazione di alcune norme. Ritengo che essi non debbano occupare un tempo eccessivo, sottraendolo magari a temi di ben più vitale importanza.
Credo che da considerare importanti sono piuttosto i temi relativi alla preghiera, alla formazione permanente, alla progettazione della vita delle comunità e delle Province/Custodie, all’approfondimento del carisma francescano e della sua inculturazione, alle priorità dell’Ordine nel prossimo sessennio. Insomma tutto ciò che riguarda il rinnovamento della nostra vita, per renderla più evangelica, più fedele all’ideale francescano, più capace di testimonianza delle Beatitudini, più visibile manifestazione del primato di Dio, più autentica confessio Trinitatis. Il lavoro sui temi connessi con questi impegni qualificherà veramente il nostro Capitolo e lo renderà fruttuoso per il prossimo sessennio. La Chiesa ha certo bisogno anche di giuristi, ma a noi chiede di essere soprattutto profeti e testimoni.
La giornata di riflessione al Seraphicum sul tema Quale francescanesimo conventuale oggi?, il pellegrinaggio alla Tomba di San Francesco, la visita al Papa, saranno tre “soste” dei lavori capitolari che certamente arricchiranno questo nostro lungo impegno e ci aiuteranno a metterne in luce il valore e le autentiche finalità.
Non mi resta che augurare a tutti noi un buon e soddisfacente lavoro, in fraterna comunione e condivisione.
fra Agostino Gardin