
![]()
IL
FRANCESCANESIMO CONVENTUALE
RADICATO NEL PRESENTE
Ho titolato la relazione avendo presente il titolo della versione
italiana del libro di un giornalista statunitense che mostra in tanti modi
come il futuro è già radicato nel presente: Le radici del futuro.1
I tempi dei verbi che userò saranno prevalentemente al futuro in quanto il
presente che stiamo vivendo è realmente il futuro già arrivato che ci
stimola ad affrontarlo adeguatamente.
L’enunciato
della relazione consta di due parti ben distinte ma da correlare: il domani
radicato già nel presente e il francescanesimo conventuale che dovrà vivere
e testimoniare il suo carisma in esso. Poiché l’Ordine nel vivere e
testimoniare il suo carisma è chiamato ad inserirsi e operare nel mondo e
nella Chiesa del domani già radicato nel presente, la mia esposizione
consisterà di tre parti: 1. Elementi (alcuni) che caratterizzeranno il mondo
e la Chiesa del domani radicato nel presente; 2. Richiamo delle dimensioni
strutturanti del carisma francescano-conventuale come realtà unitaria
strutturata; 3. Indicazioni di inculturazione delle dimensioni strutturanti
del carisma francescano conventuale nella Chiesa e nel mondo di domani
radicato nell’oggi.
1.
Elementi (alcuni) che caratterizzeranno il mondo e la Chiesa del domani
radicato nel presente
1.1. Un
mutamento radicale e vorticoso che tenderà a far dimenticare il passato
Mai come al presente è vero, e lo sarà ancora di più nel futuro in
esso radicato, il detto del filosofo greco Eraclito: “tutto scorre”.
Vediamo infatti che intorno a noi tutto è fluido, tutto muta in fretta e in
profondità: idee, strumenti di lavoro e mezzi di comunicazione, usanze,
condizioni di vita. Avvertiamo che in poco tempo realtà che avevano una
veneranda tradizione sono state spazzate via come con una pennellata ed è da
ritenere che in futuro lo sarà in misura maggiore. L’accelerazione del
tempo ci impedisce di vivere l’intensità del presente e a maggior ragione
del passato. In particolare fatti storici e tradizioni ad essi legate nello
sguardo attuale rivolto in misura preponderante al futuro e nel mondo virtuale
costruito dall’industria dell’informazione sono esposti all’oblìo e
alla perdita della loro potenzialità di orientare la cultura e di avanzare
istanze critiche ad essa.2
A tale oblìo è esposta in particolare modo la Comunità cristiana che poggia
fondamentalmente sull’evento storico Gesù Cristo nonché le sue diverse
realtà, tra cui quella francescana, che vivono della loro “memoria”. Da
più parti oggi viene richiamata con insistenza l’importanza della
“memoria storica” proprio per progettare e orientare saggiamente il
futuro. Tuttavia la corsa vorticosa verso di esso tenderà a far trascurare o
ridurre l’importanza del passato e quindi di quei fatti storici che possono
incidere sulla plasmazione del futuro medesimo. Se poi teniamo presente che
tale corsa ha luogo nella diffusa e alta considerazione della «fondamentale
mutabilità di tutte le cose e di tutte le circostanze» e di fatto ha luogo
nel “vuoto di contenuto”,3
allora possiamo comprendere in quale misura tenderanno ad essere ridotti lo
spazio e l’incidenza dei fatti storici e delle istituzioni ad essi legati
nella plasmazione del futuro e quanta cura le suddette istituzioni dovranno
impiegare per salvaguardare la “memoria” di cui si nutrono perché non
venga obliterata.
1.2. Un futuro globalizzato già avviato: rischi e opportunità
Le parole “globalizzazione”,
“mondializzazione” e simili oggi sono sulla bocca di tutti. Possono
indicare e di fatto indicano realtà diverse e complesse. Sono anche caricate
di emozioni differenti: gioia e approvazione; paura e disapprovazione. Faccio
cenno alla tematica complessa solo per quanto interessa la questione in
trattazione.
La
vita dell’umanità di oggi è, e quella di domani sarà ancora di più, a
dimensione mondiale, globale, in tutti i piani e settori: della comunicazione
e informazione, del movimento delle persone e delle merci, della finanza ed
economia, della cultura e delle idee. Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione
già oggi permette una tale riduzione delle distanze spazio-temporali che
ormai viviamo gomito a gomito come in un “villaggio”, nel “villaggio
globale”. Ma come valutare tale fenomeno che condizionerà in misura sempre
più ampia il vivere della famiglia umana nel futuro? Abbiamo al riguardo un
pensiero del Papa molto stimolante. Scrive: la globalizzazione «è un
fenomeno nuovo, che occorre conoscere e valutare con un’indagine attenta e
puntuale, poiché si presenta con una spiccata caratteristica di
“ambivalenza”. Può essere un bene per l’uomo e la società, ma potrebbe
rivelarsi anche un danno per essi dalle non lievi conseguenze. Tutto dipende
da alcune scelte di fondo: se cioè la “globalizzazione” viene posta al
servizio dell’uomo, e di ogni uomo, o esclusivamente a profitto d’uno
sviluppo svincolato dai principi della solidarietà, della partecipazione e al
di fuori di una responsabile solidarietà».4
Il Pontefice con brevi tratti prende atto della realtà del fenomeno che si
impone, ma esorta a valutarlo e valorizzarlo con discernimento umano e
cristiano. Non è solo nell’invito al discernimento della duplice valenza
del fenomeno.5Buone
considerazioni al riguardo in Th.L. Friedmann,
o.c., pp. 355-370. Le pubblicazioni nelle diverse lingue che espongono
i vari aspetti della globalizzazione sono ormai numerose. Per quanto riguarda
l’Italia si vedano tra le tante: J. Jacobelli,
La globalizzazione. Attese e preoccupazioni, Catanzaro 2000; il
“Forum” in Rivista di Teologia Morale, cit., pp. 319-359:
Globalizzazione. Sfida all’etica e alla politica.
1.2.1.
Rischi
È da temere infatti, e i segni di ciò sono già all’orizzonte, che
se la globalizzazione verrà diretta e realizzata da poteri oligarchici
occulti e suadenti che accentreranno nelle loro mani i mass media e i mezzi
telematici per perseguire i loro interessi economici, politici e culturali,
allora si avrà un futuro dell’umanità ispirato all’ideologia liberista o
neoliberista6
che, sotto il nome della libera iniziativa imporrà la logica del profitto a
vantaggio di pochi, con l’arricchimento di élites e l’impoverimento di
enormi masse, la messa in pericolo della rete della sicurezza e della pace
sociali nei diversi paesi e su scala mondiale, l’affievolimento o la perdita
del senso della giustizia, della solidarietà e fraternità umane e cristiane.
Si avrà un futuro ove avrà luogo una gigantesca manipolazione delle idee e
del consenso sociale con l’omologazione o l’appiattimento del pensiero,
del costume e della cultura, la riduzione delle capacità critiche degli
uomini e la mortificazione ed espropriazione delle varie e ricche identità e
tradizioni culturali nazionali, religiose e locali;7
il tutto poi accompagnato da una vistosa quanto narcotizzante proposizione
dell’effimero, del banale;8
della
notizia e non della sua qualità e verità. Se l’umanità sarà globalizzata
con tale spirito ed intenti si avrà inoltre in misura ancora più ampia che
al presente una miope e stolta manipolazione dell’eco-sistema senza
ragionevole riguardo alla sua salvaguardia quale presupposto e condizione
della vita umana e della sua qualità.
Un altro effetto di una globalizzazione realizzata senza attenzione a
tutte le dimensioni dell’umano sta già portando e porterà in misura maggiore
gli uomini di domani a connettersi nelle direzioni e distanze più ampie, ma
allo stesso tempo a fare di essi dei navigatori solitari, poveri di rapporti e
di comunione umana. Molti sociologi prevedono nel mondo di domani molta
connessione planetaria via Internet e televisione integrata, ma poca
conversazione: nelle famiglie, nei posti di lavoro, negli uffici, diciamo anche
nei conventi.
1.2.2.
Opportunità
Ma vediamo anche le opportunità che si dischiuderanno al mondo
futuro largamente globalizzato. Esso potrà diventare un mondo umano più
unificato e costituire una tappa della riunificazione della famiglia umana.9
La comunicazione globale infatti potrà rendere possibile a persone,
associazioni, enti vari, tra cui gli Ordini religiosi, di emergere e farsi
presenti, connettersi e diffondere le proprie idee e i propri progetti di vita.
Le entità “locali”, le identità culturali, le diverse e molteplici visioni
del mondo e della vita nel futuro globalizzato non saranno destinate di per sé
a sparire, ma avranno, come mai nel passato, la possibilità di rendersi vive,
presenti e operanti nello scenario mondiale; il “locale” non è destinato di
per sé a tramontare, ma potrà sopravvivere e incidere con la sua
originalità nell’arena globalizzata. Così potrà sorgere il
“globale-locale” (il “glo-cal”). In una parola: la
globalizzazione non spazzerà via di per sé le culture e l’esigenza
dell’inculturazione. Ma le culture potranno sopravvivere e impedire
l’impoverimento dell’umanità solo se le entità culturali riusciranno a non
farsi cancellare, ma a rendersi presenti e comunicare usufruendo delle
potenzialità che l10a
globalizzazione offrirà loro.
Va
tenuta presente anche l’opportunità che la mondializzazione darà di
comunicare, organizzarsi e prestare resistenza a coloro che si sentiranno
vittime della globalizzazione “selvaggia”, lesiva della dignità e dei
diritti dell’uomo, specialmente dei deboli e dei poveri, e della solidarietà
e fraternità umana. Essa permetterà l’organizzazione della
“globalizzazione delle resistenze e delle lotte”11
e un processo di contestazione a livello mondiale che potranno portare ad una
maggiore democratizzazione delle strutture economiche e politiche e ad una
solidarietà sociale a raggio mondiale, impensabili sino a qualche anno fa ed
oggi già avvertite e avviate.12
Anche il problema ecologico, la questione del futuro della terra attraverso uno
sviluppo sostenibile condiviso per salvaguardare l’eco-sistema, a causa della
globalizzazione potrà essere affrontato, come è necessario, su scala mondiale.
Il
mondo globalizzato, caratterizzato da imponenti migrazioni di forze lavoro e
spostamenti di persone per i motivi più svariati, è e sarà in misura maggiore
un’arena di incontri, confronti e anche conflitti di diverse visioni
del mondo, culture, religioni, proposte di vita. In esso è in corso e si
dilaterà sempre di più un rimescolamento generale di carte. Ad esseri umani
abituati a vivere, pensare e agire con parametri religiosi e culturali locali
venerandi verranno offerti a casa propria visioni di vita e universi culturali
diversi dai quelli nei quali sono nati e cresciuti. Non potranno fare a meno di
confrontarli con la propria visione di vita e forse saranno affascinati da essi
e abbandoneranno la propria fede e cultura, oppure si sentiranno spinti a
rinvigorire le proprie convinzioni e a “mettersi in rete” per farle meglio
conoscere e diffonderle. Si parla al riguardo di un futuro in cui avrebbe luogo
un “clash of civilizations”, uno “scontro di civiltà”, che
rimodellerebbe i destini del mondo13
e nel quale avrebbero successo e al limite sopravviverebbero solo le identità
culturali e religiose “forti” per senso di identità, capacità di
diffusione e persuasione. Il Papa su questa questione nel suo “Messaggio di
Capodanno del 2001" per la giornata della pace prospetta ai cristiani e
agli uomini di buona volontà un futuro meno conflittuale, caratterizzato dal
dialogo e dall’accettazione della diversità delle culture pur nella fedeltà
alle proprie radici; un mondo del terzo millennio riconciliato e fraterno,
animato da valori umani fondamentali comuni pur nella differenza delle
tradizioni culturali e religiose.14
La pratica del dialogo tuttavia non toglierà che chi avrà una speranza
“forte” di avvenire e a tal fine farà ricorso alla sua “memoria” per
incidere sul futuro avrà maggiori possibilità di significatività ed
incidenza.
Il
mondo futuro globalizzato in piena comunicazione planetaria sarà caratterizzato
anche una frantumazione culturale, un individualismo esasperato15
ed un sincretismo di elementi religiosi e culturali disparati, un “fai da
te” sul piano religioso e culturale con la conseguente difficoltà da parte
delle comunità religiose di regolamentare le religioni istituzionali. Ciò
porta a fare qualche considerazione sulla Chiesa proiettata nel futuro al cui
interno l’Ordine si dovrà inserire.
1.3. La Chiesa nel futuro religioso e
culturale già iniziato
La Chiesa del futuro globalizzato già iniziato si troverà in situazioni
molto diverse da quelle del passato.16
Nel mondo globalizzato del rimescolamento culturale e religioso generale dovrà
prendere atto di un distacco crescente della società dall’eredità e cultura
“cristiane”; in esso si sentirà più “forestiera” e, specialmente nel
contesto della società secolarizzata e laica dell’Occidente ove è vistosa
l’assenza del riferimento al trascendente, sarà chiamata a fare una forte
esperienza di “deserto”,17
cosa che di per sé, ovviamente, non le farà male.
Per
l’orientamento di vita individualistico, privatistico ed intimistico che la
globalizzazione sempre di più comporterà, nonostante la larga diffusione delle
connessioni telematiche, la Chiesa incontrerà serie difficoltà a conservare
l’istituzionalizzazione della fede e il senso di appartenenza alla Comunità.
Anche in seno ad essa crescerà il “fai da te” nel vivere il fatto
religioso. Inoltre, a causa della tendenza sincretistica della nuova religiosità
che nel futuro prevedibilmente si diffonderà, essa incontrerà serie difficoltà
per mantenere pura e integra la verità cristiana.
D’altra
parte, poiché l’enorme migrazione e mescolanza di persone di diversa cultura
e religione e il vorticoso movimento delle idee sta portando e porterà sempre
di più ad un incontro-scontro e ad una concorrenza tra loro, la Comunità
cristiana sarà sfidata a giustificare e mantenere ferma la verità fondamentale
dell’unicità e universalità della mediazione salvifica di Gesù Cristo nonché
a motivare il senso dell’universalità della sua missione.
Nel suo impegno evangelizzatore al servizio della crescita del
Regno di Dio e di Gesù Cristo, che è allo stesso tempo servizio per la
promozione e la liberazione integrale dell’uomo,
sarà
chiamata ad impegnarsi per l’umanizzazione della globalizzazione; come forza
transnazionale dovrà lavorare alla creazione di una famiglia umana globale ove
si rispettino e promuovano il diritto alla libertà, i valori della solidarietà
e della fraternità, l’attenzione agli ultimi e senza voce, uno sviluppo
sostenibile nel rispetto dell’ambiente e, in ultima istanza, dell’uomo
stesso. In un’epoca di mutamenti radicali, anzi in un cambiamento di epoca,
sarà chiamata ad avvicinare le genti a livello non solo di “rete”, ma di
valori ed istanze profonde; a lavorare per una cultura della vita, per una
civiltà della comprensione ed accettazione reciproche nella diversità, della
solidarietà e della pace.18
Oltre
questi problemi che già premono dall’esterno e per la cui soluzione la
Comunità cristiana non potrà non prestare il suo contributo all’umanità nel
nome di Cristo, la Chiesa al suo interno avrà da risolvere la problematica
dell’armonizzazione della sua unità ed della sua universalità che sorge
dall’esigenza dell’inculturazione dell’unica fede nelle diverse situazioni
culturali in cui vivrà ed opererà; sarà chiamata a mantenere la sua vera
cattolicità ma come universalità pluriforme. In un’epoca di livellamento
culturale globale e allo stesso tempo di valorizzazione delle identità
culturali e locali, dovrà saper coniugare i valori della mondialità e della
località;19
in un’epoca di pluralismo sociale disgregatore dell’unità dovrà vivere e
testimoniare la comunione nella diversità.
1.4.
Iscrizione della presenza e attività dell’Ordine nel futuro del mondo e della
Chiesa
Per ben posizionarsi al presente e poter ben rispondere alle esigenze del
futuro, l’Ordine dovrà prestare attenzione agli elementi richiamati che
stanno segnando e segneranno sempre di più il futuro della società umana e
della Chiesa nelle quali dovrà vivere e testimoniare il suo carisma. Per essere
presente e poter operare in modo adeguato alle nuove situazioni, dovrà aprire
gli occhi al nuovo del futuro; tuttavia, non potrà saltare il momento della
“memoria” che gli dona il senso di identità e la direzione di cammino. Da
ciò scaturisce la necessità che la nostra Fraternità riprenda in
considerazione e rifletta sul suo carisma e con le sue dimensioni costitutive e
strutturanti testimoniate alle origini (“carisma delle origini”) e
sviluppate nel corso del suo sviluppo storico (“dinamica storica del
carisma”), ritorno ricco di insegnamenti sia per ravvivare la coscienza della
propria “identità” e “missione” allo stato fondante sia per vedere come
i semi delle origini sono fioriti nelle nuove situazioni storiche e ambientali
nel corso di quasi otto secoli.20
A
tal fine richiamerò brevemente le dimensioni che strutturano e configurano il
carisma e quindi l’identità francescano-conventuale, presenti sin dalle
origini e sviluppate nel corso del tempo, e che dovranno servire da linee
direttrici e idee-forza della presenza e missione dell’Ordine nella Chiesa e
nel mondo di domani già tra noi. Gli orizzonti culturali di attualizzazione del
carisma, della sua inculturazione, nel mondo di domani saranno diversi quanto
varia in esso sarà la frammentazione culturale nonostante la globalizzazione.
Nelle considerazioni seguenti ne terrò presenti principalmente tre, quelli che
orientano la cultura delle aree ove l’Ordine è prevalentemente insediato:
quello dell’“Emisfero Nord”, ovvero del mondo largamente secolarizzato,
tecnicizzato ed economicamente sviluppato; quello dell’“Emisfero Sud”,
ossia del mondo della povertà
imposta e dell’esigenza della giustizia e della liberazione; quello di
radicata tradizione religioso-culturale, pur se con caratteri diversi,
dell’Asia e dell’Africa. Si tratta, come è comprensibile, di
approssimazioni, inevitabili tuttavia utili.
2. Le
dimensioni o componenti strutturali del carisma francescano-conventuale
Prendo il carisma come una realtà unitaria ma composita e organicamente
strutturata e considero il carisma francescano come realtà che pressoché dalle
origini è maturato in una configurazione conventuale che ha costituito e
costituisce una sua valida concretizzazione dinamica nella quale l’Ordine
nostro si è riconosciuto e si riconosce tuttora.21
2.1.
La sequela di Gesù Cristo povero e umile, crocifisso e l’osservanza del
Vangelo
Il riferimento a Gesù Cristo, sia nella prassi della sequela che nella
riflessione teologica e spirituale, quale centro, modello e via di tutta
la vita e testimonianza francescana, costituisce la dimensione fondamentale del
carisma francescano. È il mistero di Gesù Cristo nella sua integralità, ma
colto nella prospettiva di Francesco. Si tratta di Gesù Cristo, Figlio di Dio
Altissimo, che si è abbassato al livello della nostra esistenza nella sua
umanità fragile e povera, ricevuta da Maria SS.ma, Vergine poverella (cf. 2Lf
I,4-,5; Rnb IX,6) dalla culla alla croce e nel corso dei secoli, sebbene ormai
nella gloria, continua ad abbassarsi ogni giorno nell’eucaristia,
manifestandoci ed offrendoci l’amore divino in forma umile, scevra di potenza
e gloria (cf. Am I, 16-26) perché liberamente lo accogliamo e contraccambiamo
con un dono totale, “nudo”, di noi stessi. È l’esperienza di Gesù Cristo
che costituisce la chiave di lettura e l’orizzonte in cui Francesco ha vissuto
e i francescani dopo di lui, pur se in misura e con accenti diversi, hanno colto
e illustrato le realtà di Dio, della Chiesa, di Maria, dell’uomo e del
francescano in particolare, della creazione intera.
2.2. Dio
altissimo, amore umile, Dio “minore”
Gesù Cristo per Francesco e i francescani nel corso dei secoli è la via
a Dio, Padre, Trinità, Essere Sommo e Bene Supremo, Tutto per l’uomo (cf.
Rnb 23; Am 1). Si tratta di un’esperienza e testimonianza di Dio e del suo
mistero come Amore che ama per primo e dona con tale gratuità e larghezza da
suscitare stupore e meraviglia e si china con cortesia ed umiltà ineffabili
sull’uomo con l’intento di stare e camminare con lui. È il volto di un Dio
che pur essendo e rimanendo l’Altissimo, il “Dio della maestà”, si è
fatto e si fa “minore”, paziente e dolente per amore dell’uomo; il volto
di un Dio al quale con animo grato tutto si deve restituire con una risposta
radicale di fede e di amore che si concretizza in una scelta di vita di povertà
spirituale e materiale esigente (“minorità”).
2.3. Una Fraternità di uomini che nello Spirito con-vengono nella
realizzazione di un progetto di vita evangelica
L’Ordine è un gruppo di fratelli raccolti dallo Spirito in seno alla
Chiesa intorno al Fratello maggiore Gesù Cristo, nel quale Dio Padre ci ha
voluti e ci vuole. È una Fraternità di uguali motivata e sostenuta
fondamentalmente dalla fede in Gesù Cristo e in Dio, la cui anima e norma di
vita sono costituite dal dono e servizio reciproci.22
Essa si è data quasi sin dalle origini una configurazione “conventuale” non
solo per mera contingenza storica, ma anche e principalmente perché ha dato
concretizzazione alla fraternità nella forma del con-venire di fratelli
alla comune chiamata del Signore per vivere insieme il valore della fraternità
evangelica non con vuote proclamazioni e buone intenzioni né all’insegna del
facile quanto disimpegnato spontaneismo, ma con l’impegno di una convivenza
concreta che ha la sua verifica nella faticosa apertura ed accoglienza
quotidiana degli altri e nella comunione quotidiana con loro nella preghiera,
nel frutti del lavoro, nei mezzi di sussistenza, nella refezione e nella
conversazione.
2.4.
Una Fraternità di Minori
La vita e l’insegnamento di Francesco Fondatore e la tormentata storia
della Famiglia dei Minori sono un eloquente insegnamento che la “minorità”
è un elemento costitutivo e qualificante del “francescano-conventuale”. Il
Santo Fondatore fece una scelta di vita che lo portò a rompere con il contesto
sociale agiato in cui era nato e cresciuto e a compiere un cammino evangelico
profetico che lo condusse tra i veri “minori” del suo tempo e volle che la
sua fosse una Fraternità di “minori”. Dalle fonti risulta che nel corso
degli anni alla sua scelta di vita da “minore” dette una motivazione sempre
più cristologica e teologica. Per questo, in ultima istanza, la
“minorità” della Fraternità francescana va ricondotta alla sua profonda
esperienza del mistero di Gesù Cristo povero e umile e di Dio stesso carità
umile. Proprio per tale fondamento e motivazione di fede essa, pur se è da
intendere in prospettiva dinamica, in tutti i contesti in cui i
“minori” sono e saranno chiamati a vivere, anche in quelli ricchi o
benestanti, può e deve essere interiore (spirituale) ed esteriore (economica e
sociale)
2.5.
Una Fraternità in missione per il mondo inserita in quella della Chiesa
La Fraternità francescana conventuale deve andare (itinerare)
per il mondo per compiervi una missione che s’inserisce in quella della
Chiesa, Sposa povera del Cristo povero. Si tratta di un compito ricevuto dal
Fondatore (cf. Rnb 16; Rb 3; 12; LCap, v. 8) che lungo la storia l’ha portata
nelle diverse parti del mondo, sia dentro che fuori la “cristianità”.23
Nel suo fare missione dal Santo di Assisi però ha ricevuto un compito
specifico, peculiare: proclamare nella Chiesa e nel mondo con la parola e la
vita l’amore umile e povero di Dio che in e per Gesù Cristo gratuitamente
tutto si è donato e dona e richiamare la Comunità cristiana e l’umanità
intera alla conversione e alla penitenza perché gli uomini con animo e vita
umili e grati si donino senza riserve a Colui che li ha amati e ama immensamente
(cf. Rnb 23; LCap).
2.6. Un’esperienza e testimonianza
dell’uomo e del mondo nel segno della fraternità, semplicità di spirito e
letizia
Nel carisma francescano conventuale si dà come componente
un’esperienza e visione originali dell’uomo e del mondo. L’uomo è visto e
testimoniato come creatura amata da Dio in Cristo al di sopra di tutte le altre
creature, redenta e chiamata a vivere nell’amore abbracciante di Dio, in
fraternità, riconciliazione e solidarietà con tutta la creazione, con umiltà
e semplicità di spirito e una serena letizia che non viene meno neppure
nell’ora della sofferenza e al cospetto della morte perché animata e portata
dalla speranza che il chicco di grano che marcisce non muore ma matura per la
vita eterna (cf. Perl). L’uomo francescano-conventuale è povero, umile, ma
sereno e lieto perché ricco di Dio, Bene suo Sommo e Unico, suo Tutto, in
Cristo donatosi quale Padre nello Spirito.
3.
Indicazioni di inculturazione delle dimensioni strutturanti del carisma
francescano conventuale nella Chiesa e nel mondo di domani
radicato nell’oggi24
Inserendosi nella missione della Chiesa all’interno del mondo
globalizzato e allo stesso tempo abitato da identità culturali locali (glo-local)
del futuro:
3.1. L’Ordine dovrà sentirsi e operare come realtà carismatica
ecclesiale impegnata a vivere i suoi valori evangelici, in comunione con gli
altri carismi ecclesiali, in contesti locali e culturali molteplici, di antico e
tradizionale o di nuovo insediamento. L’esigenza di inculturare, in larga
parte di de-occidentalizzare, la fede e i carismi ecclesiali oggi è vivamente
avvertita nella Chiesa e costituirà senza dubbio un problema che la Comunità
cristiana dovrà risolvere sul piano concreto nel futuro.25
Essa è all’ordine del giorno anche del presente Capitolo Generale. Tuttavia
non si deve dimenticare che l’Ordine è uno e universale. Il Santo Fondatore
quando accolse fratelli donatigli dal Signore volle consapevolmente una famiglia
transdiocesana e transnazionale, una e cattolica: questo fu il senso della sua
andata a Roma dal Papa, scavalcando l’istanza diocesana. L’indispensabile
inculturazione o contestualizzazione della sua vita e testimonianza non dovrà
far perdere di vista il valore e la consapevolezza della sua unità e trans/metaculturalità.
3.2. L’Ordine dovrà essere e ritenersi segno e testimone di Gesù
Cristo quale via e mediatore universale dell’umanità al mistero di Dio.
Si tratta di un compito che ovviamente incomberà ovviamente a tutti i
cristiani,26
ma ai francescani in modo particolare. Attingendo alla sua “memoria” la
nostra Fraternità ricorderà che Francesco e i suoi confratelli nel corso dei
secoli hanno collocato Gesù Cristo al centro del disegno di Dio quale mediatore
universale della salvezza divina per tutta l’umanità. La centralità di Gesù
Cristo nella vita e parola di Francesco e il primato assoluto e la regalità
universale di lui proclamati con chiarezza dalla teologia e spiritualità
francescane nel corso dei secoli potranno e dovranno ravvivare nella coscienza
della nostra Famiglia il compito di testimoniare fermamente nell’umanità
multireligiosa e multiculturale di domani, già in via di realizzazione al
presente, la missione salvifica unica e universale di Gesù Cristo.27
Tuttavia,
dovrà ritenere come proprio carisma la testimonianza del volto umile,
povero, diaconale del Gesù della storia e di Cristo glorioso che ogni giorno
continua ad offrirsi all’uomo nell’umiltà dell’eucaristia quale via al
misterio di Dio.28
Non potrà e dovrà assolutamente far cadere nell’oblìo questa peculiarità
cristologica ed eucaristica francescana sia all’interno della Chiesa che nei
contesti culturali secolarizzati e multireligiosi in cui si troverà.
3.3. Nel mondo globalizzato, ove il riferimento a Dio trascendente
è e verosimilmente sarà largamente ridotto (nei settori dell’umanità
scettici o indifferenti a causa dell’acculturazione secolarizzata) oppure ha
ed acquisterà modulazioni e forme diverse (nei settori dell’umanità ispirati
dalle immagini del divino offerte dalle varie religioni), i francescani
conventuali saranno chiamati a testimoniarlo con la totalità di dedizione
di Francesco (cf. spec. Rnb 23) e nella linea di esperienza e di pensiero
della tradizione spirituale da lui iniziata. Nel mondo globalizzato di oggi e
del futuro, largamente impregnato di utilitarismo, pragmatismo e
“nichilismo” dei valori (pensiero debole), i frati minori conventuali
con la vita e la parola “forti” donate dalla fede in Dio, alla sequela di
Francesco nella preghiera e nella vita dovranno rinviare i loro fratelli
cristiani e non cristiani al mistero di Dio rivelato da Gesù Cristo, Dio che in
se stesso è dono e comunione e nel suo condiscendente abbassarsi agli uomini si
è fatto e si fa per loro Dio “minore”, umile, fragile, com-passionevole,
gratuità fontale, per fortificare la loro esistenza con una solida speranza di
vita; un Dio non invidioso, non concorrente né oppressore dell’uomo, ma suo
amico cortese e fedele compagno di cammino nelle gioie e nelle sofferenze, nei
momenti di luce e di tenebre (cf. LodV e Rnb 23).
Ha
possibilità di essere significativa la testimonianza di un tale volto del Dio
misterioso nei diversi contesti culturali in cui verrà a trovarsi l’Ordine?
È da ritenere di sì, pur se ovviamente dovrà essere presentato in essi con
modalità e accentuazioni diverse. Ad esempio: nei contesti ove la
secolarizzazione e l’orizzonte terrestre della vita sono diffusi (Emisfero
Nord) essa potrà avere un’alta funzione profetica per il forte richiamo
all’unica Realtà veramente necessaria e alle profonde aspirazioni del cuore
dell’uomo. Nei contesti di diffusa povertà e di sfruttamento socio-economico
e culturale (Emisfero Sud) una tale immagine di Dio potrà stimolare i frati a
stare accanto ai poveri e oppressi come il Dio umile e povero e a stimolarli a
promuovere il loro riscatto umano, ma nella chiara consapevolezza che anche in
tale impegno di promozione devono proclamare ciò che in ultima analisi è
necessario ad essi: la vicinanza paterna divina, la fede in Dio Sommo e Unico
Bene come vera loro ricchezza e speranza di vita. Nei contesti di forte tensione
contemplativa e ascetica (Asia) e di sentita religiosità rituale gioiosamente
vissuta (Africa) i francescani conventuali avranno il compito di sintonizzare la
loro piena dedizione a Dio Bene Unico e Sommo e la testimonianza del suo primato
assoluto con le aspirazioni mistiche e la varie tradizioni ascetiche e rituali
degli uomini che vi vivono, mostrando che il Dio al quale indirizzano tutta la
loro esistenza non è un Dio lontano e senza volto oppure il profondo “Sé”
dell’uomo né un idolo davanti al quale si danza e si canta, ma il Dio paterno
rivelato da Gesù Cristo, il Dio altissimo ed ineffabile chinatosi sull’uomo e
fattosi destinatario del suo amore, della sua contemplazione, della sua gioia
vissuta nella ritualità cultuale e nel canto. Il carisma del Fondatore su
questo punto offre spunti stimolanti.
3.4.
Nel mondo globalizzato del futuro già arrivato l’Ordine sarà fortemente
sollecitato a vivere e dare una testimonianza della fraternità come sua
dimensione costitutiva, in varie direzioni. Ho detto che sta sorgendo
un’umanità in cui si avrà ampia possibilità di connessione ma forte
sollecitazione all’individualismo e largo confinamento alla solitudine; il
successo dei pochi e l’esclusione frustrante dei molti; l'emarginazione dei
nuovi “analfabeti e degli “inutili” della globalizzazione; una larga
mortificazione della giustizia e della fraternità.
Su
questo sfondo si comprende la gravità della sfida futura anche al nostro Ordine
in quanto è e si presenta gruppo che intende vivere la fraternità nella forma
concreta di comunione del con-venire, con-vivere e con-dividere
di persone che vedono nel rapporti quotidiani vissuti in tale prospettiva una
proposta reale di vita umana non alienata e di testimonianza evangelica
altamente profetica. La nostra fraternità conventuale, o la nostra conventualità
fraterna, sia nel vivere i suoi rapporti all’interno che nel suo proiettarsi
all’esterno, dovrà misurarsi con la diffusa esigenza e la profonda richiesta
di comunione e fraternità che si eleveranno nel mondo di domani già presente
tra noi. Al riguardo si può applicare all’Ordine quanto il Papa prospetta per
l’intera Chiesa del terzo millennio: «Fare della Chiesa la casa e la scuola
della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che
inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle
attese profonde del mondo».29
Per quanto riguarda i rapporti fraterni all’interno, faccio
ricorso anche qui ad un luminoso insegnamento del Papa applicato ad essi:
dovremo «vederci impegnati a valorizzare e sviluppare quegli ambiti e strumenti
che...servono ad assicurare e garantire la comunione»....«Gli spazi della
comunione vanno coltivati e dilatati giorno per giorno a ogni livello, nel
tessuto della (sua) vita»;30
«prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una
spiritualità della comunione (fraternità), facendola emergere come principio
educativo in tutti i luoghi»;31
da una tale spiritualità, fondata in Dio Trinità che è comunione, scaturisce
una luce che fa sentire il fratello come “uno che mi appartiene”, «per
saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri
e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrigli una vera e profonda amicizia»;
deriva la «capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è
nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un dono per me»;
di «saper “far spazio” al fratello, portando “i pesi gli uni degli
altri” (Gal 6,2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci
insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie».32
Il testo del Papa conclude al riguardo: «Non facciamoci illusioni: senza questo
cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della
comunione (fraternità). Diventerebbero apparati esteriori della senz’anima,
maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita».33
La
fraternità all’interno dell’Ordine dovrà concretizzarsi anche come
comunione e solidarietà tra i conventi, le province e l’Ordine nella sua unità,
al di là delle differenze culturali e sociali. Negli ultimi tempi sono
cresciuti in seno all’Ordine il senso di appartenenza ad un’unica Fraternità,
la comunicazione, comunione e solidarietà. Tuttavia, in ciò vale il detto
“mai troppo” (nunquam satis), ovviamente sul piano del fare più che
del dire.
La
fraternità vissuta all’interno ha una forza di irradiazione all’esterno.
Il nostro Ordine ha la vocazione di inserirsi nel tessuto sociale per questo ha
la responsabilità di vivere e dare testimonianza della fraternità evangelica
in seno ad esso. Poiché è una Fraternità transnazionale e transculturale, nel
mondo di domani dovrà sentirsi ed essere una Famiglia universale, ma non potrà
esimersi dall’inventare e concretizzare forme di fraternità che più
rispondano ai valori culturali e alle esigenze sociali nei contesti in cui essa
è tradizionalmente insediata e si insedierà nel futuro.
Tenendo
presente la varietà di tali contesti, si può pensare che in quello
dell’Emisfero Nord, ove sono già vistosi e si diffonderanno ancora di più il
fenomeno dell’individualismo e il senso frustrante della solitudine e
dell’emarginazione, anche a causa delle ferite della globalizzazione, le
nostre Fraternità saranno chiamate ad offrire forme di vita comunitaria che
siano e si rivelino agli occhi degli “esterni” segni e strumenti della
significatività, della positività e della gratificazione, anche umana, di una
vita vissuta nella convivenza e comunione fraterne. Nei contesti di oppressione
in cui a tanti esseri umani ai quali è negata la dignità fraterna, le nostre
Fraternità saranno stimolate a con-vivere e con-dividere solidalmente con gli
emarginati e oppressi e ad impegnare energie per l’affermazione del loro
diritto a vivere con dignità e decoro umani. Nei contesti di tradizione
culturale e religiosa meditativa le nostre Fraternità si sentiranno mosse a
costituirsi e presentarsi come nuclei comunitari di uomini contemplativi,
ricercatori e testimoni di Dio, del Dio rivelato da Gesù Cristo e testimoniato
da Francesco quale ricchezza e senso ultimo e totalizzante dell’uomo (cf.
LodAl).
Le
nostre Fraternità conventuali nel futuro poi, in qualsiasi contesto siano e
saranno insediate, dovrebbero essere più aperte ai laici, ovviamente con
prudenza, alla luce delle parole evangeliche: “vieni e vedi” (Gv 1,46). In
questi ultimi tempi è stata avanzata l’idea del “convento globale”, ossia
del convento che non si chiude in sé, ma si apre all’esterno, partecipando i
suoi beni, in particolare il dono della fraternità, e ricevendo anche stimoli a
vivere il proprio carisma con maggiore sensibilità, responsabilità ed impegno
ecclesiali e sociali.
Un
altro campo di impegno dell’Ordine nel nome della fraternità nel mondo di
domani sempre più multiculturale e multireligioso dovrà essere l’apertura
nello spirito e nei fatti all’accoglienza e comprensione dei “diversi”,
pur nella forte e proclamata adesione alla propria fede e ai valori morali che
essa esige. Il valore della fratellanza universale e lo spirito di fraternità
cristiana e francescana nel futuro mondializzato saranno messi a dura prova da
questo fenomeno nuovo della storia umana. L’esempio di Francesco, fratello di
tutti e a tutti aperto, anche ai non cristiani, ma missionario di Cristo in
mezzo ad essi, potrà essere di forte stimolo al suo atteggiamento e inserimento
nella futura società umana sempre più costituita dalla com-presenza e
co-esistenza pacifica dei molti e “diversi”. L’impegno per la pace e la
riconciliazione fra gli uomini che scaturisce dal valore della fraternità
universale nel futuro anche per l’Ordine sarà mosso e messo alla prova più
nel settore della convivenza tra le religioni e le culture che, come è avvenuto
nel passato, in quello dei conflitti sociali e politici.34
La
pratica e la testimonianza della fraternità a raggio universale nella
tradizione francescana includono anche il rapporto fraterno con tutte le
creature. Si teme con fondamento che nell’umanità altamente tecnicizzata di
domani la manipolazione della natura e i suoi malefici influssi sulla vita umana
costituiranno un pericolo ancora più grande che al giorno d’oggi. Il fronte
contro-culturale che mira a limitarne i danni e a creare una consapevolezza più
viva della necessità del rispetto dell’equilibrio dell’ecosistema per
ottenere una migliore qualità di vita si va sempre più irrobustendo. Nel
fornire le motivazioni culturali perché sorgano una più viva coscienza del
problema e un impegno concreto per risolverlo la tradizione francescana anche
agli occhi di non cattolici e non cristiani, costituisce una delle voci più
significative e autorevoli. La fraternità universale vissuta da S. Francesco e
ben riflessa nelle Fonti francescane per questo potrà e dovrà costituire la
ragione di un apporto significativo dell’Ordine alla diffusione di una cultura
della salvaguardia dell’ambiente che eviti tuttavia gli estremi di
un’esaltazione romantica e antitecnologica del mondo e di un silenzio non
profetico di fronte allo scempio della creazione. La testimonianza di un
atteggiamento fraterno e amicale, nel segno dell”essere” più che
dell”avere” e del “manipolare”, costituirà un compito di presenza e
azione che incomberà all’Ordine in ogni parte del mondo, pur se con urgenze
diverse.
3.5. La “minorità” costituirà senza dubbio uno dei compiti
di testimonianza più impellenti e significativi dell’Ordine nel futuro, come
del resto lo è stato nel passato, pur se in condizioni molto differenti. Nella
sua integralità dovrà includere, come fu alle origini, il momento interiore
“spirituale” come umiltà e povertà di spirito davanti a Dio e agli uomini
e quello esteriore “reale” come povertà e semplicità di vita nel relativo
contesto socio-culturale.
In
un mondo in cui si avrà sempre di più davanti a sé la ricerca del benessere,
del profitto e del successo sociale e a tal fine si sarà disposti ad essere
poco o per nulla attenti e rispettosi dei diritti e delle esigenze degli altri
nonché a tener poco conto della salvaguardia dell’equilibrio
dell’ecosistema, testimoniare la “minorità” sul piano dell’“avere”
e ancor più dell’“essere”, costituirà un’esigente e coraggiosa scelta
di remare controcorrente e un impegno “profetico” altamente significativo.
Ovviamente esso apparirà tale se verrà motivato, come ha fatto con chiarezza
il Santo Fondatore, dalla testimonianza vissuta del primato di Dio Bene Sommo e
Unico e Amore del tutto amabile e della sequela di Gesù povero, umile e
pellegrino in questo mondo, venuto dal Padre e via a Lui.
Questa
dimensione della vita francescana-conventuale dovrà caratterizzare la presenza
e l’attività dell’Ordine intero, antecedentemente ad ogni considerazione
sulla sua inculturazione. La nostra Fraternità vivrà senza dubbio anche in
futuro, come già ora, in situazioni culturali economiche diverse, che
condizioneranno il suo concreto stile di presenza e di inserimento sociale.
Tuttavia il “povero” e il “minore” per libera scelta di fede deve
sentirsi tenuto a incarnare il valore della “minorità” in modo esigente
anche in contesti socio-economici ricchi o benestanti, prima di tutto ponendo
quale fonte ordinaria della sua sussistenza il lavoro, apostolico o di altro
genere.35
Detto ciò, possiamo chiederci come potremmo prospettarci una vita di “minorità”
nell’oggi e nel futuro più o meno prossimo nei vari contesti socio-economici
in cui l’Ordine dà e darà testimonianza del suo carisma. Credo anche qui si
possano fornire solo delle indicazioni.36
Nei
contesti socio-economici ricchi o benestanti i frati dovranno aver cura di non
lasciarsi influenzare e soggiogare dalla mentalità dominante della ricerca
dell’agio, del guadagno, del tesaurizzare; si dovranno guardare
dall’attivismo e arrivismo al fine di conseguire buone posizioni sociali,
magari con impegni extra-conventuali che possano pregiudicare lo svolgimento
ordinato della vita fraterna; avranno invece la responsabilità di far rifulgere
nella loro vita personale e comunitaria la semplicità e frugalità di vita e
non disdegnare al limite il morso della precarietà per essere di stimolo
evangelico ai fratelli e prestare aiuto con spirito di solidarietà ai meno
abbienti che anche nei loro contesti non mancheranno.
Nei
contesti sociali di povertà, di oppressione e di lotta per la vita e la
liberazione dell’uomo, i frati si dovranno sentire impegnati ad essere
solidali con i poveri e i “minori”, cercare di vivere tra loro ma anche
“come” loro, per il loro giusto riscatto, ma anche per essere per loro
testimoni che Dio, come insegna il Padre Serafico, è e deve essere il
“Tutto” per l’uomo, il vero valore da non perdere mai di vista, ed è
illusorio rincorrere gli ideali di potere, prestigio e ricchezze dei
“maggiori”.
Nei
contesti culturali di radicata e sentita religiosità ascetica e mistica i frati
si dovranno sentire stimolati a dare la testimonianza della “minorità” e
della povertà con uno stile semplice che indichi il loro distacco dal superfluo
e la loro ricerca di Dio quale vero tesoro che affascina e riempie il cuore
dell’uomo liberandolo dagli impacci del transeunte. La loro testimonianza sarà
più credibile e significativo se nell’impostazione della loro vita daranno
ampio spazio alla preghiera e alla contemplazione.
Come
si può agevolmente prevedere, la diversità dei contesti sunnominati richiederà
l’organizzazione della vita fraterna ed individuale assuma modalità e ritmi
diversi, in parte anche inediti per la nostra tradizione conventuale.
Nell’ambito della “minorità”/povertà da testimoniare
nel domani va inserito anche l’atteggiamento di dis-appropriazione, non
strumentale e manipolatorio, ma contemplativo e amicale, che il frate minore
conventuale deve vivere ed inculcare sul piano spirituale e culturale verso il
mondo di Dio, la creazione che Egli ci da donato come condizione di vita
qualitativamente buona e come ambiente da contemplare e da considerare quale
opera della sua potenza, sapienza e bontà, in modo da elevarci a Lui e
ringraziarlo con umiltà e cuore pieno di gratitudine.
3.6. La missione. La missione, come si è visto, è iscritta nel
DNA dell’Ordine. Esso perciò dovrà sentirsi proiettato in missione anche nel
mondo globalizzato del futuro già iniziato. Le condizioni del fare missione
saranno ovviamente diverse dal passato. Non esistono più la “cristianità”
e i lontani “infedeli”. Nell’umanità multiculturale e multireligiosa di
domani la missione si potrà e dovrà fare ovunque, nei modi che tale nuova
situazione dell’umanità permetterà e con i mezzi adeguati alle potenzialità
di comunicare che si apriranno. L’“itinerare per il mondo” e l’“andare
in missione” per portare la buona novella di Cristo nel futuro globalizzato si
dovranno realizzare in forme inedite rispetto al passato, quindi in larga parte
da inventare. L’esempio di S. Massimiliano Kolbe al riguardo nel futuro sarà
istruttivo più che mai. Comunque sarà e resterà essenziale lo “spirito
missionario” che ha sempre animato l’Ordine dall’inizio della sua storia.
È chiaro che se non sarà vivo la missione dell’Ordine languirà. Esso è un
dono dello Spirito che si accoglie e si nutre di fede. Tuttavia, perché diventi
anima di un’impresa e strategia missionarie secondo le condizioni culturali e
spirituali del futuro si dovrà
nutrire con un’aggiornata formazione teologica, specialmente missiologica, e
con una conoscenza adeguata dalla storia della nostra Famiglia. Indico tre
elementi che, a mio avviso, dovranno costituire le componenti o le dimensioni
della missione dell’Ordine nel futuro: la motivazione, i contenuti, lo
stile.
La
motivazione dovrà essere di fede e, specificamente, di fede
cristiana. Altre motivazioni (umanitarie, assistenziali, culturali)
dovranno essere il prolungamento di quella di fede, non sue aggiunte e tanto
meno sue sostituzioni o surrogati.
I contenuti dovranno essere fondamentalmente della fede cristiana:
Dio, Gesù Cristo, la Chiesa, Maria, l’uomo immagine di Dio, la fraternità
umana e cristiana, il mondo come creazione di Dio. Ma essi dovranno essere
vissuti e testimoniati nel mondo multireligioso e multiculturale di domani già
arrivato con la sensibilità tipicamente francescana indicata nella
sostanza nelle pagine precedenti: Gesù Cristo povero, umile, servo; Dio
Altissimo carità umile e cortese; la fraternità spirituale nella convivenza
quotidiana e nella minorità; la Chiesa povera e per i poveri; Maria Madre di
Dio, Vergine poverella e Avvocata dei poveri; l’uomo creatura sublime di Dio
che tutto deve al suo Creatore e riconosce trova in Lui il suo “Tutto”, il
suo Bene Sommo e Unico; il mondo con le sue creature dono del Creatore munifico,
oggetto di gioiosa di contemplazione e motivo di lode e ringraziamento alla Bontà
divina. Solo se si assimilano e offrono questi contenuti teologici e spirituali
si avrà un’evangelizzazione e missione cristiana con originalità di
contenuti francescani.
Lo
stile. La missione dell’Ordine nel mondo globalizzato di domani dovrà
caratterizzarsi
anche
nello stile, che trova la sua radice nei contenuti spirituali e
teologici francescani. Dovrà essere espletata con spirito di “umiltà”,
“povertà” e “minorità”, nella “semplicità” e “letizia”. I
diversi contesti culturali senza dubbio daranno un volto differente
all’impegno missionario della nostra Fraternità: porranno i frati nella
condizione di accentuare contenuti teologici e spirituali invece di altri e
organizzare la loro “itineranza” missionaria in modi più confacenti alle
rispettive situazioni. Tuttavia, lo stile di presenza e testimonianza dovrà
avere ovunque i caratteri tipicamente francescani su richiamati, documentati
chiaramente dalle origini (cf. Rnb 16; Rb 3; 12), cui l’Ordine con
intelligente fedeltà creativa dovrà attingere per poter essere sale e lievito francescani
conventuali dell’umanità futura già tra noi.
Conclusione.
Proprio per poter svolgere tale missione all’altezza delle esigenze culturali,
teologiche e spirituali del futuro e per tenere vivo il senso della
“specificità” e “originalità” del proprio carisma con il nutrirsi dei
contenuti dottrinali e spirituali che il Fondatore e la grande tradizione
dell’Ordine sono in grado di offrire, si richiede che la nostra Fraternità
curi con particolare attenzione la formazione teologica, in particolare
cristologica, dei suoi frati e la sua “memoria” storica, teologica e
spirituale, indirizzando e finalizzando con sapienza i loro studi e i corsi di
formazione, tenendo presente che una grande speranza tiene viva la
“memoria”, ma la “memoria” nutre di contenuti una grande speranza, il
futuro.
Al
riguardo chiudo con una citazione del pensatore italiano A. Gramsci, molto
sensibile all’importanza della “memoria” per l’impegno al presente e nel
futuro di un corpo sociale: il suo riferimento era al movimento socialista, il
nostro dovrà essere all’Ordine: «Ricordiamo i (nostri) i fatti.
Rafforziamo la nostra coscienza coi ricordi, con l’immergere il nostro
spirito nel fiume della nostra tradizione, della nostra storia».
La
tradizione e la storia vanno studiate. Nell’Ordine devono sorgere o essere ben
curati e potenziati luoghi e istituzioni che rendano possibile tale studio: non
per cullarsi e addormentarsi sul proprio passato, ma per ben attrezzarsi in
vista del proprio futuro che è ormai iniziato e interpella.
1 Si tratta di T.L. Friedmann, Le radici del futuro, Milano 2000. Il titolo americano è: The Lexus and the Olive Tree, N. York 1999.
2 Oggi è ben constatabile una «eccedente amnesia culturale nei mondi virtuali della nostra industria dell’informazione e della cultura»: J.B. Metz, Memoria passionis nel pluralismo delle religioni e delle culture, in Il Regno, n. 22, 2000, p. 772.
5
Anche il Segretario dell’ONU Kofi Annan è del medesimo parere: cf. Il
Regno, n. 13, 2000, p. 437ss.
7 Il Santo Padre Giovanni Paolo II nel suo “Messaggio per la giornata della pace” del 1.1.2001, avendo davanti a sé tale pericolo, parla di «rischiosa ..supina omologazione delle culture, o di alcuni rilevanti aspetti» (n. 9). E più avanti, al n. 11, parlando delle potenzialità e rischi della comunicazione globale come realtà già in atto, scrive: «Questo fenomeno....presente anche alcuni aspetti negativi e pericolosi. Il fatto che un ristretto numero di Paesi (e all’interno di essi, di gruppi di potere!) detenga il monopolio delle “industrie” culturali, distribuendone i prodotti in ogni angolo della terra ad un pubblico sempre crescente, può costituire un potente fattore d’erosione delle specificità culturali. Sono prodotti che contengono e trasmettono sistemi impliciti di valore e pertanto possono provocare effetti di espropriazione e di perdita di identità nei recettori».
8 Al riguardo J.B. Metz parla della globalizzazione che può portare «ad una volgarizzazione morale e culturale (una cultura del mondo del minimo comune denominatore) il nucleo religioso delle culture dell’umanità»: o.c., p. 772.
9 Cf. su ciò M. Vidal, La globalizzazione vista dal sud del mondo, in Rivista di Teologia Morale, n. 127, 2000, p. 346.
11 Cf. A. Castagnola, L’Altra Davos, Bologna 2000. Si pensi alle manifestazioni contestatrici di Seattle, Berlino, Nizza, Bologna, Genova ecc. Spesso si è trattato di contestazioni ideologiche, emotive e confuse. Ma sono da considerare dei segni di un’insoddisfazione per il presente e di timori per il futuro largamente avvertiti nel mondo.
12 Kofi Annan nel suo intervento all’Onu: L’Onu nel XXI secolo, nel settembre scorso diceva: la globalizzazione, che sta trasformando il mondo, nel momento in cui entriamo nel ventunesimo secolo, è la prima grande sfida al millennio che iniziato. «In questa nuova era le azioni delle persone hanno costantemente anche se spesso inconsapevolmente, un effetto sulle vite di altri che vivono lontani. La globalizzazione offre delle grandi opportunità, ma al presente i suoi benefici sono distribuiti in maniera molto disuguale mentre, al contrario, i suoi costi vengono sopportati da tutti. Per questo, la principale sfide he abbiamo attualmente di fronte è quella di assicurare che la globalizzazione diventi una forza positiva per l’intera popolazione mondiale, anziché lasciare nello squallore miliardi di esseri umani. Una globalizzazione inclusiva dovrà essere costruita capitalizzando sulla potente forza del mercato, ma le forze dei mercati, da sole, non riusciranno a ottenere un simile risultato. Essa richiede uno sforzo più ampio per creare un futuro condiviso, basato sulla nostra comune umanità in tutta la sua diversità»: Il Regno, o.c., p. 435.
13 Cf. il libro di S. P. Huntington, The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order, N. York 1996.
14 Per il pensiero del Papa nei recenti suoi interventi al riguardo si veda: J. Villagrasa, Globalización y cultura, in Ecclesia 14(2000)55-69.
15 Sulla diffusa tendenza individualistica, scettica e relativistica e quindi “debole” della cultura contemporanea, osserva un filosofo italiano: «Parlare di pensiero debole significa ritenere che il senso della nostro provenienza “occidentale”, giudaico-cristiana e anche illuministica, sia l’indebolimento delle pretese strutture forti dell’essere: dallo stato autoritario a quello democratico, dalla credenza nell’evidenza di coscienza alla consapevolezza freudiana dei moventi inconsci, dalla certezza dell’oggettività al sospetto marxiano e nietzschiano nei confronti delle ideologie, delle bugie inconsapevoli dovute alla nostra condizionatezza storica.. Persino gli enti di cui parla la fisica di oggi sono tutto tranne che “reali”»: G. Vattimo, in la Repubblica, 4.1.2000, p. 37.
16 Interessanti stimoli di riflessione sull’argomento li dà J.I. Calleja Saenz de Navarrete, La Iglesia ante los desafíos de nuestro tiempo, in Lumen 48(1999)255-276. Si veda anche M. Kehl, o.c. passim.
18 È il contenuto centrale del Messaggio del Pontefice per la Giornata della pace del 1.1. 2001 e anche uno dei temi del documento del Papa Tertio millennio ineunte (06.01.2001),che prospetta i compiti della Chiesa nel futuro.
19 Per quanto riguarda la teologia si veda R.-J. Schreiter, The New Catholicity: Theology between the Global and the Local, N. York 1997.
20 Per la problematica di carattere storico, teologico e spirituale si veda la pubblicazione curata dalla Pontificia Facoltà San Bonaventura, Il carisma francescano conventuale, Roma 1998. Per lo sviluppo storico si vedano i contributi di diversi studiosi dell’Ordine nel volume curato da F. Costa, Impegno ecclesiale dei Frati Minori Conventuali nella cultura ieri e oggi (1209-1997), Roma 1998. Per quanto riguarda le origini sono utili ovviamente i risultati delle ricerche di studiosi francescani e laici. Per un ragguaglio delle varie indicazioni degli studiosi francescani del passato sino agli anni ultimi anni del secolo XX si veda G. Iammarrone, La spiritualità francescana. Anima e contenuti fondamentali, Padova 1993; per indicazioni per recenti si vedano: T. Matura, Claves configuradoras de la identidad franciscana, in SelFr 29,3(2000)395-405; D. Dozzi, “Così dice il Signore”. Il Vangelo negli Scritti di San Francesco, Bologna 2000.
21 Per i riferimenti alle Fonti, qui in quantità limitata, si vedano le Fonti Francescane, Padova 19904..
22 Sull’esperienza della fraternità nelle origini si veda G. Fiorini, La vita fraterna nell’esperienza francescana, Roma 1955, pp. 19-63.
23 Per la storia dell’impegno missionario dell’Ordine si veda G. Odoardi, “Le missioni dei Frati Minori Conventuali nel corso dei secoli”, in F. Costa (a cura), Impegno ecclesiale dei Frati Minori Conventuali nella cultura ieri e oggi (1209-1997), Roma 1998, pp. 497-568.
24 La problematica nella sostanza riguarda tutti i francescani. Su questo punto utili suggerimenti si trovano nei seguenti scritti: R. Faley, Francescane e francescani nel nuovo millennio. Testimoni di Cristo, in Analecta TOR 161(1997)589-600; spagnolo: Franciscanas y franciscanos en el Nuevo Milenio. Testigos de Cristo, in Sel Franc 29,2(2000)195-206; la lettera del Ministro Generale OFM G. Bini, La Orden hoy, ivi, 29,3(2000)354-370; J.R. Carballo, “Vino nuevo en odres nuevos” (Mc 2,2). En camino hacia el futuro, ivi, pp. 354-370; si veda anche il n. 131, 2000, della rivista Quadernos franciscanos: Franciscanismo y mundo globalizzato, ove vengono offerti interessanti spunti di attualizzazione.
25 Sull’inculturazione in generale si veda M. Montani, Filosofia della cultura. Problemi e prospettive, Roma 19962, spec. pp. 253-266. Per quanto riguarda l’inculturazione e la Chiesa cf. E. Peelman, L’inculturazione. La Chiesa e le culture, Brescia 1998 (or. 1996). Sull’inculturazione nei recenti documenti del Magistero: “Il recente Magistero pontificio”, in G. Fiorini (a cura), L’inculturazione, Viterbo 1996, pp. 93-117. Sull’inculturazione e la vita religiosa si veda G. Scavaglieri, Inculturazione e vita religiosa, in Laurentianum 38(1997)73-155.
26 Si veda al riguardo la Lettera apostolica di Giovanni Paolo II, Novo millennio ineunte, o.c, nn. 54-56.
27 Mi permetto di rinviare al riguardo al mio studio: “La dottrina del primato assoluto e della signoria universale di Gesù Cristo nel dibattito attuale sul valore salvifico delle religioni”, I. Sanna (a cura), Gesù Cristo speranza del mondo, Roma 2000, pp. 339-408. Si veda anche: G. Basetti-Sani, Il primato di Cristo e la teologia delle religioni. La prospettiva di Giovanni Duns Scoto, in Asprenas 44(1977)5-18.
28 Sul servizio di Gesù si veda P. Anzulewicz, Il servizio di Gesù Cristo Pane di Vita e Parola del Padre negli Scritti di S. Francesco d’Assisi, in Misc Franc 98(1998)249-288.
34 Cf. il Messaggio di Giovanni Paolo II per il 1.1.2001 già richiamato. Nel n. 2 di esso il Papa parla del «nuovo assetto che l’umanità in molti Paesi va assumendo a causa dell’accelerazione dei processi migratori e della convivenza inedita che ne scaturisce tra persone di diverse culture e civiltà».
35